Joaquin Phoenix in una scena del film "Lei" |
L'OS di Theodore si chiama Samantha (voce originale di Scarlett Johansson) ed è capace di portar fuori il protagonista dalla solitudine e dalla malinconia che una vita senza amore trasmette.
Spike Jonze nel film supera la dicotomia tra uomo e macchina, considerando la tecnologia non come un ostacolo ma come un mezzo per raggiungere qualcosa, in questo caso un nuovo sentimento. Theodore, infatti, si trova nell'incapacità di creare un rapporto vero con persone reali e si immerge in questa implausibile esperienza amorosa, uguale in tutto e per tutto all'amore reale, fatta eccezione per il contatto fisico e visivo.
Il regista e sceneggiatore statunitense è bravo a raccontare una storia d'amore uscendo dai canoni e dalla banalità che la trattazione di un tema così classico e dibattuto nell'arte può indurre. Viviamo in un'epoca in cui tutto è stato fatto e rifatto, in cui l'originalità appartiene soltanto ai grandi: Spike Jonze, con questo lungometraggio, dà prova di essere un brillante regista, dimostrandosi originale e non scontato.
Questo film ci vuole insegnare che l'amore, quello vero, colpisce all'improvviso, coglie impreparati, e quando arriva difficilmente siamo in grado di rimanere indifferenti. Anche se si tratta di un sistema operativo.
"Lei" trasmette la necessità di conoscere se stessi per poter vivere un sentimento a pieno, per poter perdonare e perdonarsi (come succede alla fine del film con l'ex moglie).
Bellissimo e struggente film che fa riflettere sul fatto che il cinema, certe volte, più che guardato con gli occhi va ascoltato. E' un aspetto da non sottovalutare nell'era dei grandi effetti speciali.
Un plauso a parte è riservato al superbo Joaquin Phoenix che è quasi sempre in primo piano, da solo, a dar corpo a quelle emozioni che nascono e vivono nel più profondo dell'animo.