"Saving Mr Banks" narra le vicende che hanno portato Mary Poppins, personaggio uscito dalla mente di Pamela Lyndon Travers (al secolo Helen Lyndon Goff), sul grande schermo. Il film ripercorre l'incontro-scontro tra l'autrice e Walt Disney, l'una intenzionata a non cedere i diritti se non alle sue rigide condizioni, l'altro disposto a tutto (anche ad insistere per vent'anni) pur di mantenere una promessa fatta alle figlie.
Il regista John Lee Hancock è bravo a far entrare lo spettatore nella diatriba verbale esistente tra i due personaggi, senza però scadere nell'eccesso. Pamela Travers, attraverso la trasposizione del romanzo in film, rivive passo dopo passo la sua infanzia, segnata dalla scomparsa prematura del padre. Proprio attorno al padre, per certi versi sognatore come Disney, ruota il romanzo e gli avvenimenti che portano la scrittrice a collaborare alla realizzazione della pellicola. Il tema cardine del film è l'esigenza della protagonista, ma in parte di tutti noi, di anestetizzare il dolore di un passato altrimenti difficilmente sopportabile; la necessità di rendere più bella un'immagine che per anni ha turbato i suoi sogni, spingendola a rifugiarsi nell'immaginazione.
Pamela Travers attraverso la scrittura ricostruisce la sua famiglia, invocando l'aiuto di una figura (Mary Poppins, appunto) in grado di sostituirsi alla madre, troppo fragile, e salvare Robert Travers (interpretato da un ottimo Colin Farrell) dalla morte.
Hancock, assieme alla superba interpretazione di Tom Hanks ed Emma Thompson, ci regala una pellicola capace di farci sognare ed emozionare, soprattutto con un sentimentalismo finale gradevole e delicato.
Credo che per capire fino in fondo il film e la storia celata dietro questo storico personaggio occorra leggere il romanzo di Miss Travers, lasciandosi cullare dalla sua meravigliosa fantasia, quale grande eredità lasciatale dal padre.
giovedì 27 febbraio 2014
"SAVING MR. BANKS" di John Lee Hancock
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lunedì 24 febbraio 2014
"12 ANNI SCHIAVO" di Steve McQueen
Steve McQueen porta sul grande schermo
la storia di Solomon Northup, talentuoso violinista di colore che
vive con la famiglia nella contea di Saratoga a New York. Siamo nel
1841 quando Solomon viene ingannato da due "amici" e
venduto al mercato degli schiavi. Da quel momento inizia l'odissea
che lo porterà da Washington alla Luisiana e che lo vedrà nel ruolo
di schiavo negro sottomesso al proprio padrone. All'inizio della
schiavitù, Northup mostra voglia di vivere piuttosto che
sopravvivere, ma ben presto questa forza verrà sostituita dalla
volontà di tirare avanti, evitare frustate e maltrattamenti. Dopo 12
anni di schiavitù, abusi, orrori subiti, e un tentativo fallito di
inviare una lettera alla sua famiglia, il protagonista incontra Brad
Pitt, nel ruolo di un bianco fermamente contrario alla schiavitù e
alla disparità tra bianchi e neri, che lo aiuterà a raggiungere la
libertà. Appare fin troppo evidente la metafora che vuole il
personaggio interpretato da Brad Pitt come l'uomo del ventunesimo
secolo, cosciente degli errori commessi dai bianchi, sintomo che la
tragedia della schiavitù è ancora sentita dagli americani come una
colpa da espiare.
L'inglese Chiwetel Ejiofor nel ruolo di
Solomon è molto bravo e a tratti riesce ad emozionare lo spettatore
per umanità e capacità di trasmettere sofferenza e disperazione. Da
menzionare anche l'interpretazione di un insuperabile Michael
Fassbender nel ruolo dello schiavista.
Il film di McQueen nel suo complesso è
ottimo, anche se non eccezionale. Il paragone con "Django Unchained" purtroppo non regge. Dispiace dover fare un paragone tra questi, ma nella mente
dello spettatore è un meccanismo automatico. Tarantino riesce ad
imprimere una profondità psicologica ai personaggi che McQueen non
riesce a dare. Nessuno degli uomini e delle donne di "12 anni schiavo" presenta infatti quella ambiguità umana necessaria per fotografare
in modo reale quel dato momento storico. Ambiguità umana ed eccessi
fondamentali per rendere un buonissimo film un capolavoro assoluto.
Fin dall'inizio traspare l'idea manichea del regista, la posizione
dei personaggi, la distinzione tra buoni e cattivi. In Django,
invece, l'enigmatico personaggio di Samuel Jackson, maggiordomo di Di
Caprio a cui non importa assolutamente niente del colore della pelle
ma che offre la sua fedeltà al padrone, è un esempio di questa
ambiguità.
Ciò detto, McQueen dimostra ancora una
volta il proprio talento con scene drammatiche che lasciano lo
spettatore attonito, come la fustigazione di Patsey (interpretata
dalla brava Lupita Nyong'o) e sequenze emozionanti come il canto di
gruppo degli schiavi.
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venerdì 21 febbraio 2014
Al Teatro della Pergola: "NON E' VERO MA CI CREDO"
In questi giorni al
Teatro della Pergola di Firenze si sta tenendo uno spettacolo da non
perdere. In scena, sotto la regia di Michele Mirabella, c'è la
commedia di Peppino De Filippo "Non è vero ma ci credo".
![]() |
| Sebastiano Lo Monaco e Lelia Mangano De Filippo |
L'ultima
interpretazione alla Pergola di Peppino De Filippo fu nel 1978
proprio con la commedia sopra citata, considerata il suo capolavoro
comico. "Non è vero ma ci credo" andò in scena nel 1942 ed ottenne un
cosi grande successo che a distanza di dieci anni fu deciso di farne
un film, diretto da Grieco.
Sul palcoscenico
accanto a Peppino nel 1978, due attori che ritroviamo ancora oggi:
Lelia Mangano De Filippo, sua moglie nella vita e nella commedia, e
Antonio De Rosa, nel ruolo di Alberto Sammaria. Oggi, il ruolo del protagonista è interpretato da Sebastiano Lo Monaco.
La storia, nota ai
più, tratta le vicende del commendatore Gervasio Savastano, il quale ritiene essere perseguitato dalla
sfortuna. L'intera opera ruota attorno al concetto di superstizione.
Gli affari del commendatore non vanno bene e la colpa ricade su un
suo impiegato, Belisario, accusato di portare iella. Anche in
famiglia ci sono dei problemi, in quanto l'unica figlia del
protagonista è innamorata di un giovane impiegato non ritenuto da
Gervasio alla sua altezza.
Le cose prendono
un'altra piega nel momento in cui in azienda arriva un giovanotto,
Alberto Sammaria, che viene fatto diventare amuleto portafortuna del
commendatore. Il giovane ha una caratteristica fisica che non lascia
molti dubbi nella mente di Gervasio: la gobba.
Gli affari
riprendono a gonfie vele, la ruota della fortuna sembra girare
finalmente dalla parte del protagonista, finché Sammaria non
confessa di essere innamorato di Rosina, la figlia del commendatore.
Lo Monaco allora si trova di fronte ad un bivio: convincere la figlia
a sposare il fortunato impiegato oppure dire addio alla presenza del
giovane gobbo e perdere cosi i benefici da questa derivanti?
Dopo un'iniziale opposizione di Rosina, Gervasio riesce a convincere la figlia ad accettare Alberto e i due convolano a nozze. I giorni che precedono il matrimonio non sono tranquilli per il commendatore: strani ed inquietanti sogni disturbano le notti del protagonista, con l'incubo di avere nipotini ereditari del difetto fisico di Sammaria.
Il commendatore
allora è sul punto di annullare le nozze quando scopre, con sua e
nostra sorpresa, che è stato raggirato...
Lo spettacolo è
messo molto bene in scena da Mirabella, gli attori sono bravi e
l'atmosfera del Teatro fiorentino gioca un ruolo importante nel far
assaporare ancor di più al pubblico la bellezza di questa forma
d'arte. Da sottolineare che la differenza la fa un grande Sebastiano
Lo Monaco, capace di far ridere e sorridere in ogni momento, con le
sue movenze e convinzioni, con il suo dialetto e le sue stravaganze.
Davvero un artista a tutto tondo, in grado di attrarre a sé
l'attenzione del pubblico dall'inizio alla fine.
"Non è vero ma ci credo" andrà in scena fino a domenica 23 febbraio, consiglio a tutti i fiorentini appassionati di teatro di non perdersi questo bello spettacolo.
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lunedì 3 febbraio 2014
Lutto nel mondo del cinema: scomparso Philip Seymour Hoffman

E' morto ieri, all'età di 46 anni, l'attore e regista statunitense Philip Seymour Hoffman. Il mondo del cinema piange la sua scomparsa. Hoffman è stato trovato morto nel suo appartamento di New York, nel quartiere di Manhattan, probabilmente a causa di una overdose di eroina. L'attore, secondo alcuni fonti, sarebbe stato ritrovato con la siringa ed il laccio emostatico ancora nel braccio.
Nella sua grande carriera, ha girato quasi 60 film, lavorando con registi del calibro dei fratelli Coen, Paul Thomas Anderson e Bennett Miller.
Nel 2005 ha vinto l'Oscar come miglior attore protagonista grazie alla sua interpretazione dello scrittore Truman Capote in "Capote". Inoltre ha ricevuto tre candidature all'Oscar come miglior attore non protagonista, nonché tre nomination al Tony Award per il suo lavoro in teatro.
Tra i film in cui Hoffman ha recitato ricordiamo: Il grande Lebowski, Happiness, Boogie nights, Magnolia e molti altri ancora.
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Ubicazione:
New York, NY, USA
venerdì 24 gennaio 2014
"THE BUTLER" di Lee Daniels
Il film tratta la storia di Cecil Gaines che, dopo aver visto morire il padre in un campo di cotone, diventa un domestico. Il ragazzo impara col tempo il mestiere, svolgendo le mansioni senza far percepire la sua presenza nella stanza. Cecil diventa talmente bravo e stimato da divenire uno dei tanti maggiordomi della Casa Bianca. Attraverso le vicende lavorative e familiari del protagonista, il regista Lee Daniels vuole mostrarci una fotografia degli Stati Uniti d'America, ripercorrendo alcune delle tappe più importanti e significative del paese: dalla guerra del Vietnam, all'assassinio di J.F. Kennedy e Martin Luther King, dai movimenti dei Freedom Riders e delle Black Panther, allo scandalo Watergate.Il ruolo di Cecil Gaines è interpretato dall'ottimo Forest Whitaker, a tratti capace di emozionare, anche nel rapporto con il figlio maggiore, che lo vede come un semplice servo incapace di ribellarsi al potere del governo americano. Soltanto alla fine del film, dopo il passaggio di 7 presidenti, Cecil prenderà coscienza dei propri diritti, dimettendosi e schierandosi a fianco del figlio e di un sogno chiamato Barack Obama.
Oltre al già citato Whitaker, nel cast anche Oprah Winfrey nel ruolo della moglie di Cecil, Lenny Kravitz e Mariah Carey.
sabato 12 ottobre 2013
Premio Nobel per la Letteratura 2013: ALICE MUNRO
Personaggio schivo e poco incline alla ribalta mediatica, Alice Munro è stata avvisata della vittoria dell'ambito premio svedese da un messaggio in segreteria telefonica. Molti i tentativi di contattarla da parte dei giurati dell'Accademia, andati però a vuoto.
Alice Munro è nata a Wingham, in Ontario, nel 1931 e fa il suo esordio letterario con "The dimensions of a shadow" nel 1951.
I tratti distintivi della grande penna canadese sono la capacità del dettaglio, il modo in cui disegna i particolari dei suoi personaggi.
A giugno aveva deciso di seguire le orme di altri grandi scrittori, tra i quali ricordiamo Philip Roth, annunciando di non voler più scrivere. A distanza di pochi mesi da quella decisione viene insignita del Nobel in quanto "Maestra del racconto breve contemporaneo". E' la 13esima donna a ricevere il premio e la 2° canadese, dopo Saul Bellow.
Walter Siti, l'ultimo vincitore del Premio Strega, ha commentato: "Finalmente hanno dato il Nobel ad una scrittrice di grande valore. Capita che lo diano per ragioni geopolitiche, ma in questo caso è indiscutibile".
Non posso far altro che sottoscrivere quanto detto da Siti.
I tratti distintivi della grande penna canadese sono la capacità del dettaglio, il modo in cui disegna i particolari dei suoi personaggi.
A giugno aveva deciso di seguire le orme di altri grandi scrittori, tra i quali ricordiamo Philip Roth, annunciando di non voler più scrivere. A distanza di pochi mesi da quella decisione viene insignita del Nobel in quanto "Maestra del racconto breve contemporaneo". E' la 13esima donna a ricevere il premio e la 2° canadese, dopo Saul Bellow.
Walter Siti, l'ultimo vincitore del Premio Strega, ha commentato: "Finalmente hanno dato il Nobel ad una scrittrice di grande valore. Capita che lo diano per ragioni geopolitiche, ma in questo caso è indiscutibile".
Non posso far altro che sottoscrivere quanto detto da Siti.
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Premio Nobel 2013
Ubicazione:
Stockholm, Sweden
mercoledì 17 aprile 2013
Premio Pulitzer 2013
Quest'anno ad essere premiato alla Columbia University di New York è lo scrittore Adam Johnson, con il libro "Il Signore degli Orfani".
Il romanzo tratta le vicende della Corea del Nord, aprendo una finestra importante in un momento in cui i riflettori sono puntati sulle vicende politiche di quel paese. Pochi americani possono dirsi conoscitori della realtà nordcoreana come Johnson, grazie ad una grande esperienza sul campo e circa sette anni di studi.
Il New York Times si esprime cosi sul libro di Adam Johnson: "Un romanzo di grande forza, bellissimo, un libro che apre una spaventosa finestra sul misterioso regno della Corea del Nord e scava in profondità il vero significato di amore e sacrificio".
Lo stesso scrittore americano dopo aver ricevuto il Premio Pulitzer: "Spero che la mia vittoria possa attirare l’attenzione su quello che sta accadendo oggi all’interno dello stato totalitario coreano, dando nuova voce alla storia di questo paese".
Il New York Times si esprime cosi sul libro di Adam Johnson: "Un romanzo di grande forza, bellissimo, un libro che apre una spaventosa finestra sul misterioso regno della Corea del Nord e scava in profondità il vero significato di amore e sacrificio".
Lo stesso scrittore americano dopo aver ricevuto il Premio Pulitzer: "Spero che la mia vittoria possa attirare l’attenzione su quello che sta accadendo oggi all’interno dello stato totalitario coreano, dando nuova voce alla storia di questo paese".
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